Rawa: donne libere per un Afghanistan libero

Rawa: donne libere per un Afghanistan libero
Scrivi -Luigi Nacci- per Consiglio comunale Erice

"Che ne sarà di noi quando i riflettori dei media occidentali si spegneranno?", se lo chiedevano le donne di Kabul, prima che l'ultimo volo statunitense lasciasse il paese. Adesso ci sono i talebani e la paura serpeggia per le strade della capitale afghana. Hanno spento la musica, è tornato il velo sui volti delle donne rimaste, ma la paura non ha spento le loro voci. Sono tornate a farsi sentire le attiviste dell'organizzazione Rawa ( Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), che dal 1977 lotta per la libertà delle donne e del paese, anche a costo della vita. La stessa fondatrice, Meena Keshwar Kamal nel 1987 fu uccisa in un agguato in Pakistan. Le attiviste di Rawa, in una lunga intervista pubblicata sul sito dell'associazione (http://www.rawa.org/index.php), denunciano il fallimento dell'occupazione Usa e della Nato nel paese che ha portato al ritorno dei talebani. Secondo Rawa l'occupazione occidentale "ha portato soltanto spargimento di sangue, distruzione, caos, rendendo il paese più corrotto, insicuro, legato alle mafie della droga e pericoloso soprattutto per le donne". Le attiviste, contrarie all'occupazione erano sicure del ritorno dei fondamentalisti islamici. Ciò che è chiaro è che i talebani non sono cambiati. Sono però cambiate le donne. Hanno studiato, hanno occupato ruoli importanti, non hanno portato indossato il niqab. "La mattina successiva all'ingresso dei talebani - si legge nell'intervista - un gruppo di donne giovani e coraggiose ha scritto sui muri di Kabul: Via i talebani. Le nostre donne ora sono politicamente consapevoli e non vorranno vivere sotto un burqa come vent'anni fa. Noi continueremo la nostra lotta cercando maniere intelligenti per rimanere vive. Continueremo ad alzare la nostra voce, a combattere per una democrazia secolare e i diritti delle donne".