La Bottiglieria

«Cinquanta euro per un voto»

Operazione Ruina: il coinvolgimento del sindaco Antonino Accardo

«Cinquanta euro per un voto»

I voti si "comprano" tra la gente bisognosa, tra i palazzi dei quartieri popolari, luoghi dimenticati, dove i politici si vedono solo in campagna elettorale. Un malcostume parecchio diffuso, che emerge ancora una volta dalle carte dell'operazione "Ruina" che ieri ha portato all'arresto di 13 persone nel trapanese. "Ce li siamo comprati i voti ... tutti comprati sono ... tutti comprati ... tutti. 50 euro ogni voto ... quanto ci è voluto? C'erano 100 mila euro messi di lato". E' il 29 aprile del 2019 quando gli investigatori inrcettano questa conversazione. A Calatafimi-Segesta è stato eletto sindaco, da appena 24 ore, Antonino Accardo con 1947 voti. Il suo nome figura nella lista degli indagati. E' accusato di aver beneficiato dei voti controllati dalla locale famiglia mafiosa con a capo Nicolò Pidone. "Al comune le cose si sono sistemate ... almeno ora siamo più tranquilli. Con Nino ci si può parlare è sempre a portata di mano". A condividere l'entusiasmo per il risultato elettorale con Giuseppe Gennaro è l'ex presidente di Atm Trapani, Salvatore Barone, oggi presidente della cantina Kaggera. Entrambi sono finiti in manette ieri. Ma mentre i fedelissimi di Pidone esultano, dall'altro lato, il neo sindaco, Antonino Accardo lamenta i debiti contratti per portare avanti la campagna elettorale. "Sto pagando per questo e per quello - dice parlando al telefono -  perché ieri non ho dovuto pagare un'altra rata di 1000 euro a quello là di...! ... no … no … me lo devo togliere .. tanto ... ti sembra che tra quattro anni mi candido di nuovo? … difficile mi sembra". Per il primo cittadino però non tutto è perduto. Non si tratta di soldi persi perchè  "se tu li aiuti - dice ancora conversando al telefono -  poi magari ti danno una mano di aiuto...". Una mano d'aiuto che però non avrebbe soddisfatto le aspettative della famiglia mafiosa. Il 29 ottobre, nel corso di una riunione nel casolare di Pidone infatti, emerge tutto il malcontento per l'operato del sindaco, che non avrebbe fatto nulla per la concessione di un'autorizzazione per la creazione di una discarica. A rafforzare la tesi degli investigatori sulla compravendita dei voti è la telefonata fatta ad Accardo da un cittadino, abitante in un quartiere popolare e in gravi condizioni economiche che lamenta i rumeri molesti provenienti dalle abitazioni vicine, chiedendo l'intervento del primo cittadino."Fanno bordello tutta la notte e nemmeno mi fanno dormire, possibile mai la ma ehhh ... o siete solo buoni a bussare a quella cazzo di porta per un .. cazzo di voto.?!"  afferma il cittadino, che dopo essere reguarduito da Accardo aggiunge: "certo .. sono venuti anche cristiani qua ... lì … che mi hanno dato i soldi… mi hanno dato per farlo salire a lei". Sentito a sommarie informazioni, l'uomo ha confermato quanto detto al telefono, affermando di aver accettato la promessa di ricevere 50 euro in cambio del voto in favore di Antonino Accardo. “A casa mia si presentò una persona che mi promise la somma di 50 euro per ogni voto che avrei fatto convogliare in favore del candidato sindaco Accardo Antonino.   - ha affermato l'uomo parlando con gli investigatori - In tale occasione mi vennero consegnati piccoli volantini elettorali, già compilati, sui quali era riportato il nome dell’Accardo Antonino".