Pantelleria, l'altra Lampedusa che nessuno vede

Pantelleria, l'altra Lampedusa che nessuno vede
Scrivi -Luigi Nacci- per Consiglio comunale Erice

Mentre proseguono senza sosta gli sbarchi a Lampedusa, in migliaia sono arrivati solo nel fine settimana appena trascorso, si accendono i riflettori su Pantelleria, l'altra isola al centro del Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste tunisine. Da dietro l'isola è possibile ammirare le coste del paese nordafricano, da dove negli ultimi mesi sono aumentate le partenze, complice la pandemia che ha aggravato una situazione di instabilità, in realtà mai risolta dalla caduta di Ben Alì. Lo scorso mese di maggio l'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) nell'ambito del progetto In Limine, ha organizzato una missione sull'isola al fine di monitorare le procedure applicate ai cittadini stranieri in arrivo sul territorio, i meccanismi utilizzati ai fini del contenimento dei flussi migratori e le modalità in cui viene gestita l’accoglienza dei cittadini stranieri soccorsi dalle autorità. "In prima battuta Pantelleria sembra configurarsi come luogo di transito dove, tuttavia, sono implementate alcune delle funzioni dell’approccio hotspot inteso come modello di gestione dei flussi misti in ingresso. In una condizione di sostanziale invisibilità, nella pratica si replicano alcune delle prassi lesive dei diritti dei cittadini stranieri che caratterizzano il modello hotspot", è quanto emerge dal report realizzato dagli avvocati e dagli operatori dell'associazione che nel corso della loro missione sull'isola hanno incontrato il sindaco, i rappresentanti della Prefettura di Trapani, delle forze dell'ordine e i responsabili dell'associazione La Misericordia che gestisce il centro d'accoglienza di concerto con l'amministrazione comunale. Secondo quanto riferito dalla Prefettura di Trapani, tramite accesso civico generalizzato - si legge nel documento - nel periodo compreso tra gennaio 2020 e l’11 dicembre 2020, sono stati 1772 i cittadini stranieri transitati dal “centro di accoglienza” di Pantelleria (su un totale di 125 sbarchi/rintracci). Di questi 1758 cittadini tunisini, 11 persone provenienti dalla Libia, 2 dall’Algeria e 1 dal Marocco. Nel periodo da gennaio al 28 aprile 2021 sono transitati nel centro 430 cittadini stranieri, di cui 426 cittadini tunisini, 3 cittadini algerini ed un cittadino marocchino. Nel periodo dal primo agosto 2019 all’11 dicembre 2020, sono stati invece 2119 i cittadini stranieri transitati sull’isola.  Si tratta quasi sempre di sbarchi autonomi. Solo nei giorni del sopralluogo, sottolineano i giuristi di In Limine, si sono succeduti sei sbarchi per un totale di circa 40 persone. Nel rapporto, sono state svidenziate le condizioni dell'unico centro di prima accoglienza dell'isola realizzato all'interno dell’ex-caserma Barone di proprietà del Ministero della Difesa, in contrada Arenella nella zona industriale di Pantelleria "e si caratterizza per un forte isolamento
strutturale. Si estende su un perimetro di piccole dimensioni, un piccolo edificio in un cortile di cemento circondato da una rete metallica all’interno della più ampia area adibita a zona militare che si trova in uno stato di totale abbandono". La struttura è utilizzata dal 2011, anno in cui si sono verificati anche arrivi dalla Libia Durante la visita è emerso che nel 2011 si sono verificate diverse proteste, casi di autolesionismo e un incendio nell’immobile a causa della durata e delle precarie condizioni di permanenza.  Secondo quanto riferito dalla Prefettura di Trapani - si legge ancora nel report - il “centro è utilizzato come temporaneo ricovero dei
migranti clandestini rintracciati/sbarcati nell’isola di Pantelleria per il tempo strettamente necessario per il trasferimento a Trapani” e la sua gestione è affidata al comune di Pantelleria che ne cura però solo la parte amministrativa. Per la gestione della struttura non sarebbe mai stata indetta una gara d'appalto "caratterizzando quindi una situazione di straordinaria informalità ed emergenzialità, con rinvio di responsabilità tra le autorità competenti". All'interno del centro operano le associazioni di volontariato “Misericordia” e “Dai Un Sorriso” che di fatto gestiscono ordinariamente la struttura unitamente alle forze dell’ordine, attraverso una presenza costante di rappresentati dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Le suddette associazioni sono incaricate rispettivamente della fornitura di un servizio di ambulanza e del kit di primo soccorso e dei servizi di mediazione culturale e animazione. "La struttura ha una disponibilità di 20/25 posti in un piccolo edificio dotato di due locali, le cui condizioni  - scrivono i legali di In Limine - sono apparse inadeguate, e nel corso dell’anno avrebbe attraversato situazioni di frequente sovraffollamento (in alcune occasioni secondo quanto riferito il numero di persone presenti è arrivato anche a circa 100).  Le persone sono alloggiate su materassi che sono apparsi usurati. Si riferisce anche il mancato utilizzo di brande per il riposo notturno a causa di asserite esigenze di tutela dell’ordine pubblico". Nel corso del sopralluogo sono state rilevate anche carenze per quanto riguarda i servizi igienici, ma non solo: non esiste uno spazio comune per la somministrazione dei pasti, forniti da due ristoranti locali, che devono essere consumati nei locali adibiti al riposo notturno o all’aperto, in entrambi i casi alloggiati sul pavimento. Sebbene il centro sia attrezzato esclusivamente per una primissima accoglienza, talvolta la permanenza, che si aggira in media intorno ai 2/3 giorni, sarebbe durata anche una settimana ed eccezionalmente avrebbe raggiunto anche dieci giorni, a causa delle condizioni metereologiche, a seconda delle disponibilità di accoglienza successivamente al trasferimento a Trapani o, in ogni caso, sulla base delle indicazioni della Prefettura di Trapani legate anche a profili di natura logistica. "Per quanto riguarda le procedure attuate - rilevano ancora i giuristi di Asgi - occorre notare che queste appaiono caratterizzarsi per la messa in atto di pratiche lesive dei diritti dei cittadini stranieri di due ordini specifici: il trattenimento de facto illegale
e la classificazione informale dei cittadini stranieri in richiedenti asilo e non richiedenti asilo". Con riguardo alla classificazione informale dei cittadini stranieri  nell’ambito dell’approccio hotspot, l'Asgi rileva che  "con specifico riferimento a Lampedusa, nel corso del tempo è stato possibile osservare prassi differenziate adottate nei confronti dei cittadini di determinate nazionalità – in primo luogo tunisini – che in diversi modi hanno avuto l’effetto di ostacolare per queste persone l’accesso alle procedure di riconoscimento della protezione: dall’accesso differenziato alle informazioni sulla normativa, alla difficoltà vera e propria di registrare le domande. Secondo quanto riferito dalla Prefettura di Trapani mediante accesso civico generalizzato le operazioni successive allo sbarco sono eseguite dal personale del comando stazione di carabinieri di Pantelleria con l’aiuto di un interprete di lingua araba che, secondo quanto emerso durante il sopralluogo, opera anche per l’associazione “Dai Un Sorriso”. I carabinieri quindi procedono alle operazioni di pre-identificazione dei cittadini stranieri, attraverso la compilazione del foglio-notizie, del verbale di trattamento dei dati e del verbale di identificazione (dove si elegge un domicilio ed un difensore) per la comunicazione di reato
all’autorità giudiziaria. Quindi sebbene il centro non sia operativo come hotspot vengono implementate alcune procedure tipiche di quell’approccio quali, appunto, la pre-identificazione attraverso la compilazione del foglio notizie strumento che in tale circostanza acquisisce una funzione di preselezione della condizione
giuridica. Nel periodo che va da gennaio 2020 all’11 dicembre 2020, sono stati 1763 i fogli notizie somministrati ai cittadini stranieri (sono esclusi i minori accompagnati), sono state presentate 7 manifestazioni di volontà per la richiesta di protezione internazionale presso il centro di Pantelleria ed emessi 14 provvedimenti di respingimento differito (ex art. 10 co. 2 d.lgs. 286/98) nei confronti di cittadini di
nazionalità tunisina. Nel periodo da gennaio al 28 aprile 2021 relativamente alle 430 persone transitate dal centro “Ex Caserma Barone”, 242 hanno manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale successivamente al trasferimento, di cui 7 presso il centro di Pantelleria, e 24, presumibilmente successivamente al trasferimento e all’implementazione di misure di quarantena, sono state destinatarie di provvedimenti di espulsione e contestuale trattenimento eseguito presso CPR di Bari n. 2 persone, CPR di Potenza n. 7 persone, CPR di Roma n. 15 persone. "L’analisi effettuata  - conclude il documento - ha evidenziato l’esistenza di gravi criticità con riferimento al rispetto dei diritti dei cittadini stranieri in arrivo presso l’isola di Pantelleria, nella tendenziale invisibilità, appaiono riprodursi tecniche di controllo della migrazione che prevedono detenzione arbitraria, assenza di informativa completa sui propri diritti, isolamento e condizioni di vita inadeguate" 
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