Trapani: le vie del centro e la loro promessa di libertà

I ricordi di un adolescente vissuti tra gli angoli più antichi della città. Da: Le Guide di Repubblica-Trapani

Trapani: le vie del centro e la loro promessa di libertà
Scrivi -Luigi Nacci- per Consiglio comunale Erice

Quelle strade incuneate fra il mare e il cielo sapevano già tutto di me. Conoscevano i miei sogni ingigantiti dall’adolescenza. Una infinita marcia di passi sovrapposta a carezze di milioni di suole stampate su basole antiche. Sollevavano ombre, facevano rumore, raccontavano altre storie. Una ellisse di destini attraversata da gigantesche quinte di pietra affacciate su verande di sconfinata bellezza a capofitto sul mare. Via Garibaldi, via Torrearsa, corso Vittorio Emanuele, arterie di un sistema circolatorio dove stava scritto il nostro nome; noi che a quindici anni cercavamo una spiegazione a tutto quel blu. Che voleva costringerci a restare, imprigionati da una meravigliosa malia. Oppure ci invitava ad andare via. Per vedere se c’erano altri cieli più belli. E ritornare un giorno, forse. O non metterci più piede. E custodire per sempre l’infanzia, per non farla sfiorire dalla nostalgia della memoria.

Quegli angoli erano l’altra parte della frontiera, il luogo in cui i desideri scivolavano dolcemente fra le braccia di prospettive sconosciute. Una iniziazione, ecco cos’era il centro storico di Trapani. Il primo autobus, la prima passeggiata con gli amici, i primi approcci con le ragazze, il primo cinema.  La prima granita da Colicchia, la prima birra allo Chalet, la prima cioccolata calda al Tea Room, la prima brioscia con il gelato da Gino. Un posto del cuore dove la tramontana fischiava nelle orecchie e disegnava sagome diverse su palazzi e chiese, argini di un fiume che correva nel vento fino al mare, inseguendo i nostri passi.  La Cattedrale, il palazzo Cavarretta, il Collegio dei Gesuiti, le vetrine dei negozi di abbigliamento; tocchi sfocati di un itinerario sempre uguale, con l’orologio a squarciare l’attesa dei giorni nuovi. Il muretto della Casina delle Palme era il nostro salotto di casa, la stazione di posta di un viaggio che intrecciava gli anni migliori con quelle pietre che, un giorno, avremmo odiato e poi amato di nuovo. Stregati dal desiderio di fuggire o fermarsi, il rompicapo di sempre. E ritrovare, fra mascheroni e portali istoriati, la radice di un amore consolatorio. Come una lunga notte, prima di arrendersi al fato... .

Di Giacomo Pilati, tratto da: Le Guide di Repubblica-Trapani. In libreria