L'arresto di Andrea Bonafede «uomo d'onore riservato» (VIDEO)

Il gip: "Un affiliato al servizio diretto del latitante"

L'arresto di Andrea Bonafede «uomo d'onore riservato» (VIDEO)

“Andrea Bonafede ha consapevolmente fornito a Matteo Messina Denaro, per oltre due anni, ogni strumento necessario  per svolgere le proprie funzioni direttive: identità riservata, un covo, mezzi di locomozione per sposarti in piena autonomia”.

E’ quanto si legge nelle diciassette pagine dell’ordinanza che ha portato all’arresto, eseguito dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Trapani, del geometra cinquattottenne campobellese accusato di aver “prestato” la sua identità all’ex superlatitante Matteo Messina Denaro.

“Un affiliato riservato al servizio diretto del capomafia, un fedelissimo che ha supportato la latitanza di Matteo Messina Denaro, consentendogli anche di mantenere saldo il suo ruolo in Cosa Nostra”, lo descrive il gip Andrea Montante. Bonafede non è uno qualunque. E’ il nipote del boss Leonardo Bonafede, morto nel 2020 e considerato il reggente della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara,  vicinissimo ai corleonesi e alla famiglia mafiosa castelvetranese.

Il cinquattottenne, accusato di associazione mafiosa, durante il suo interrogatorio ha raccontato agli inquirenti di aver incontrato Matteo Messina Denaro nel 2022 e di aver ceduto alle richieste di aiuto avanzate dal boss, consegnandogli la carta d’identità e la tessera sanitaria.

L’uomo ha anche ammesso di aver acquistato l’appartamento in Vicolo San Vito, pagando con i soldi di Messina Denaro e di aver fatto da intermediario con il medico Andrea Tumbarello, oggi indagato. A carico del geometra anche la questione delle auto a disposizione del boss: una Fiat 500 acquistata dalla madre di Bonafede nel luglio del 2020 e l’Alfa Romeo Giulietta, ritrovata dalla Polizia nei giorni scorsi, intestata sempre all’anziana, che avrebbe dato in permuta la 500 per concludere la compravendita.

“Non è minimamente credibile – scrive ancora il gip  – che il latitante più pericoloso e ricercato d’Italia, a un certo punto si sia affidato a un soggetto incontrato occasionalmente e non affiliato, soprattutto nel momento in cui aveva necessità di entrare in contatto con strutture pubbliche”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari “ci sono almeno due elementi radicalmente incompatibili” che renderebbero il racconto di Bonafede inattendibile. Il geometra dice di aver incontrato Matteo Messina Denaro nel 2022, ma secondo la ricostruzione dei magistrati, avrebbe utilizzato l’identità del geometra due anni prima, ovvero nel luglio 2020 quando venne sottoposto ad un intervento chirurgico all’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo.

La seconda incongruenza riguarda la carta d’identità. Bonafede sostiene che il documento gli fu restituito, ma in realtà è stato trovato nella disponibilità dell’ormai ex latitante il giorno dell’arresto.

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