La "Norma" che non ti aspetti

Portato in scena alla Villa Margherita il capolavoro di Bellini, a conclusione della Stagione Operistica 2020 del Luglio Musicale

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Scrivi -Luigi Nacci- per Consiglio comunale Erice

A pensarci bene c’erano molte “Norme” da fare venerdì 28 agosto al Teatro Open Air Giuseppe Di Stefano.

Quelle relative al Covid-19 sono andate veramente bene, temperatura all’ingresso, le sedie ben distanziate e tutti con la mascherina e se qualcuno per asciugarsi il nasino ritardata qualche secondo, un gentile ragazzuolo veniva a ricordati di metterla nuovamente.

L’altra “Norma” ha fatto un po’ discutere, comunque applaudita calorosamente alla fine. Ma questo è il sale della vita.

Malgrado la serata umida, che alla fine ha regalato una sottile brezza che poteva procurare un danno ai cantanti, tutto dal punto di vista musicale è filato abbastanza liscio.

Norma, il soprano Desirée Rancatore, ha dato sfoggio delle sue grandi doti vocali, a volte lasciandosi andare oltre il personaggio dell’Opera di Bellini come nel “Casta Diva”, brava comunque ed applaudita in scena.

Pollione, l’ecclettico tenore Giulio Pelligra, che nel 2011 ha debuttato a Trapani quale Alfredo in La Traviata di Verdi, ha tenuto molto bene la scena e ha dato un saggio del motivo per cui è molto richiesto in Italia ed all’estero, nel suo arco moltissime frecce per ruoli diversi. Anche per lui i dovuti applausi in scena.

Al suo esordio quale Adalgisa il mezzo soprano Alessia Nadin, precedentemente una Norma in altro ruolo. Ha sorpreso veramente tutti, brava e audace nell’avventurarsi in quel Do che estende il suo ruolo a più adatto al soprano. Bravissima con la Rancatore, puntualizziamo, nel duetto che è stato particolarmente curato anche prima di andare in scena, tempi e colori perfetti. Un bell’esordio a Trapani il suo, sperando di rivederla magari quale destinataria del “Lola chi hai di latti la cammisa”, che a Trapani va sempre di moda.

Il basso Cristian Saitta nei panni di Oroveso, il mezzo soprano Simona Di Capua in Clotilde ed il tenore Saverio Pugliese quale Flavio, hanno completato il cast contribuendo con bravura alla riuscita dell’opera.

La direzione del trapanese M° Andrea Certa, non ha lasciato dubbi, ove ce ne fosse ancora bisogno, sulle sue capacità di saper tenere un’orchestra e trasportarla con la “bacchetta” nei momenti diversi dell’opera, dal pathos al romanticismo, tutti momenti tipici delle opere di Bellini. Il suo ranking è sempre costantemente in ascesa e quando non s’affanna per il Luglio Musicale Trapanese vola all’estero, Conservatorio di Sassari permettendo. Ad ottobre, se il Covid lo consentirà, dirigerà La Traviata ad Hong Kong

Il coro, diretto dall’altro bravo trapanese M° Fabio Modica, all’inizio ha leggermente stentato, forse per l’allocazione inusuale e la stanchezza derivata da estenuanti giorni di prove e sballottamenti vari al caldo estivo. Poi ha ripreso con sicurezza e nei momenti importanti si è fatto veramente sentire completando la scena. I costumi di Lucia Imperato sono stati nella “Norma”.

Che il regista Raffaele Di Florio sia bravo, non lo scopro io. Ma che le sue scelte siano abbastanza complicate da comprendere per il pubblico è anche vero, come la trasfigurazione dei personaggi proiettata a mo’ di alter ego. La scena proposta è troppo cupa e severa, anche se l’ambientazione dell’opera non è che fosse da spiaggia estiva. Però l’uso delle luci ha lasciato a desiderare, in pochi momenti per la verità, sui personaggi in scena. Buona l’idea di pannelli mobili come una foresta di pietra, anche se il muretto, a mo’ di sedile, che entrava e usciva ha fatto arricciare un poco il naso, pazienza. Problemi anche per la nursery ricavata in un pannello il cui interno era nascosto da un velo, l’illuminazione adottata rendeva impossibile da vedere l’interno al pubblico e soprattutto apprezzarne l’idea. Buona l’idea di proiettare dopo il finale la scritta “Norma” della locandina, peccato che se ne vedesse solo una parte. Beh, la truppa scelta di amazzoni un po’ ardita per le “Gallie” ed il finale verso una luce più da astronave aliena e non un’orrenda pira di fuoco ha fatto ancor più riflettere. E vabbè, sono scelte e tutte le scelte e le idee si possono condividere o no. Speriamo che con le torce infuocate nessuno si sia ustionato, per tunisina memoria. Buoni comunque i movimenti di regia e i personaggi hanno creato piacevolezza nelle varie scene.

Io sto dalla parte di coloro che osano, anche se altri hanno più o meno cose da ridire.