La speranza delle madri non annega nel Mediterraneo

La speranza delle madri non annega nel Mediterraneo
Scrivi -Luigi Nacci- per Consiglio comunale Erice

"Fi kelmtine, ouledna win?”, dove sono i nostri ragazzi?”.  Se lo chiedono da anni le mamme dei nuovi “desaparecidos”. Migliaia di giovani, partiti alla volta dell’Europa, e di cui si sono perse le tracce. Un esodo senza fine. Si calcola che dalla caduta del regime di Ben Alì, dopo la rivoluzione dei Gelsomini,  sono migliaia i giovani che hanno abbandonato le coste del paese nordafricano e poi scomparsi. Morti? Questo nessuno lo sa. Piangono le donne, che sono mamme, sorelle, figlie, senza una tomba sulla quale piangere. Per loro resta solo l’attesa di una verità che forse non arriverà mai. Undici mamme, grazie a Carovane Migranti e la Coperta della memoria hanno raggiunto Lampedusa per prendere parte alle commemorazione della strage del 3 ottobre del 2013 in cui persero la vita 368 migranti. Accanto ai parenti delle vittime di quella tragedia, queste donne sono tornate a chiedere verità sulle sorti dei loro cari. Hanno raccontato le storie dei loro figli, solo numeri, senza voce e senza volto, vittime della fortezza Europa, fatta di muri e fili spinati e dell’indifferenza. Proprio per rivendicare il valore di queste vite e per denunciare le politiche assassine, le madri tunisine hanno creato la Couverture de la Mémoire. Con la coperta si costruisce la memoria intrecciando le singole storie dei figli, delle figlie, dei fratelli e delle sorelle disperse: filo alla mano, trama e ordito, ogni “mattonella” che compone la coperta rappresenta la storia di una persona perduta lungo la rotta migratoria. Ogni “mattonella” ricorda una persona che ancora si ricerca e per cui si chiede verità e giustizia. In questo modo la coperta delle madri fa del racconto un mezzo di contrasto della violenza della frontiera e fa della memoria uno strumento di lotta collettiva.