Coffe Break di Giusi licata

Peppe Bologna a Giacomo Tranchida: "circondati di capaci"

Lettera semi-aperta al sindaco di Trapani

Peppe Bologna a Giacomo Tranchida:

Istrionico e con qualcosa da dire che, però, continua a dire a metà. Aspetta forse tempi (giudiziari?) migliori per svuotare il sacco. O chissà.

Fatto sta che anche stavolta, Peppe Bologna, ex candidato a sindaco di Trapani e una delle più acuminate spine nel fianco dell'attuale sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, dice e non dice. Ha scritto, e diffuso alla stampa, una lettera che definisce "semi aperta" indirizzata al sindaco suo (ex) amico. Semi, come le cose che gli dice, alcune a metà.
Al di là di questo, Bologna prende spunto dall'avviso di conclusione delle indagini ricevuto da Tranchida in merito a presunti favoritismi  di Tranchida e Pagoto (ex sindaco di Favignana dimessosi dopo i fatti relativi all'operazione Aegades) e glli suggerisce di cambiare strategia. Non tanto per difendersi dalle accuse dei due PM ma per assicurare una migliore gestione amministrativa della città capoluogo.



Ecco, integralmente, la lettera di Peppe Bologna a Giacomo Tranchida. Se alcuni passaggi non vi sono chiari, non vi rimane che chiedere lumi direttamente a lui.


Peppe Bologna a Giacomo Tranchida:

"Premetto che le iniziative giudiziarie appartengono ad altri organi , non son un giustizialista o garantista a fasi alterne. Sono innocentista. Distinguo da sempre la questione morale dalle vicende penali. Alla prima DEVE rispondere la politica,che non c è.
Pertanto che Ella abbia ricevuto e/o riceverà avvisi di garanzia non mi affascina. Spero che serva da insegnamento  e le  ponga il problema della coerenza, dote a volte attribuita agli sciocchi. 
Tanto per chiarezza.

Entro nel contenuto. 
Un manager(sindaco) è tale allorquando conosce i propri limiti ( ed ognuno ne ha tanti) e quindi si circonda di quanti posson colmarli  e così rendere efficiente ed efficace il proprio ruolo. 
Sindaco caro, ritiene che si sia circondato da persone in grado di completare le sue capacità? 
Su questo punto ,in silenzio, siam d accordo: non la ritengo un cerebroleso a tal punto. Ella sa perfettamente della scarsa utilità dei Bongiovanni, Abbruscato e dell anfitrione Safina, presidente del circolo del tennis. Ella conosce lo sforzo enorme, con relative capacità,  della D Ali, del Romano, del Pellegrino. Perchè, diciamocelo,  aver a che fare con uno come Lei , sceccu e presuntuoso, non è facile. Ella  sa che non può non revocare la Patti dal ruolo di assessore(convertibile in consulente): la vicenda Marsala, con relative opache insalate, ha mortificato la città da lei amministrata (Trapani), specie in questo momento storico. 
Ella doveva e deve circondarsi da soggetti strutturati, decisi e non da piccoli bidelli , da alcolizzati, da yesman con vizietti spregevoli.   Trapani non merita ciò. Ha anche bisogno di fantasia, anche copiata.

Alcune iniziative , bisognose di energia, determinazione e coraggio, son state tiepide ma la comprendo: quando uno si circonda da inutili (o utili?!?) idioti non può andar oltre la porta del garage. Ne prenda atto.
Un leader non si autonomina.

Rifletta un po', se vuole. Si fermi 72 ore ed abbia i coglioni per rivoluzionare anche se stesso. Si  sforzi nel frequentare persone e non pecore, soubrette , scendiletto  o invertebrati. Ella sa perfettamente  che sta pagando un prezzo molto alto per la macedonia di centro destra  che lo ha portato allo scranno più alto della città, rendendolo candidabile in FdI.

Le ricordo il dramma sulla bigenitorialità: non aveva, lo riconosco, alternative conoscendo la incultura che lo avviluppa. Ed allora, si comporti come riterrà opportuno ma non potrà prescindere da queste semplici ed estemporanee considerazioni. La città , che mai è stata con Lei, potrebbe iniziare ad apprezzarla.

E poi il mondo gira, il vento cambia e le matascine potrebberò non trovare più la disonesta copertura. 
C'è differenza tra chi afferma che non fa prigionieri e chi li fa. Concludere col detto ''chi di spada ferisce, di spada perisce'' sarebbe da miserabili e da Maramaldo.

Peppe Bologna

Peppe Bologna a Giacomo Tranchida:

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