Arrestato Matteo Bucaria, aveva commissionato l'omicidio del cognato

Le indagini erano partite nel 2013

Arrestato Matteo Bucaria, aveva commissionato l'omicidio del cognato

Un caso che risale al marzo del 2013 e che è stato risolto, dopo numerose indagini e riscontri, proprio in queste ore. In manette è finito l’imprenditore trapanese Matteo Bucaria. Secondo gli inquirenti aveva commissionato l’eliminazione fisica del cognato, demandandone l’esecuzione ad un amico. Bucaria è stato arrestato questa mattina dagli uomini della Squadra Mobile di Trapani.
Secondo quanto emerge, l’uomo, molto conosciuto in città, all’epoca dei fatti, trovandosi in difficoltà economiche, sfociate poi anche in una sentenza di condanna per bancarotta, aveva deciso di eliminare il cognato per potersi assicurare il suo cospicuo patrimonio derivante sia da cespiti ereditari sia da un compenso assicurativo milionario pari ad oltre 600 mila euro.
Emerge, dopo diversi anni di indagine, che la vittima aveva intuito che il congiunto gli stesse sottraendo denaro ed a più riprese aveva chiesto sempre più insistentemente spiegazioni sul reale ammontare dell’indennizzo assicurativo e su altre operazioni attinenti la sua sfera patrimoniale, ricevendo solo vaghe indicazioni. Per gli uomin della Squadra Mobile sono queste le motivazioni alla base della risoluzione criminosa, per la cui esecuzione l’indagato aveva individuato un suo amico, al quale aveva consegnato un fucile a canne mozze detenuto in maniera illegale.
Un omicidio che non riuscì perché, nonostante due colpi di arma da fuoco avessero attinto la vittima designata in più parti del corpo, provocandogli gravissime ferite, la stessa era riuscita a sopravvivere e l’esecutore materiale, individuato ed arrestato, era stato condannato a 12 anni di carcere.

Allora le motivazioni del gesto non erano state acclarate e si era fatto riferimento solo a generici e pretestuosi dissidi pregressi tra la vittima e la persona incaricata di ucciderla. Dal settembre 2019, a partire da un esposto anonimo, le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trapani, erano state riavviate.
Attraverso la rilettura degli atti processuali pregressi, il riascolto delle intercettazioni dell’epoca con l’ausilio di più recenti tecnologie e nuove attività tecniche erano stati progressivamente raccolti gravi elementi indiziari.
Decisivo il sequestro di una lettera scritta dal carcere dall’autore materiale del delitto al suo mandante, in cui egli si era lamentato di non aver ricevuto il compenso concordato per l’esecuzione del crimine, rimarcando di aver bisogno di un’ adeguata rendita per sua famiglia come ristoro di quanto era derivato dalla sua carcerazione.
Messo alle corde, dopo la scoperta di tale evidenza investigativa, il correo ha quindi pienamente collaborato, ricostruendo con dovizia di particolari tutta la vicenda ed offrendo quindi pieno riscontro a quanto già accertato dagli operatori della Squadra Mobile.
Oggi l’epilogo della vicenda con Bucaria tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal locale Giudice per le Indagini Preliminari, con le accuse di tentato omicidio aggravato, detenzione e porto abusivo di arma alterata.

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