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Gli avvocati chiedono la ripresa delle udienze

Gli avvocati chiedono la ripresa delle udienze

Una nota inviata al ministro della Giustizia, al presidente del Consiglio nazionale forense, al coordinatore dell’organismo congressuale, al presidente della Corte di Appello di Palermo e ai presidenti dei Tribunali del Distretto di Palermo per chiedere la ripresa delle udienze. Il documento è stato sottoscritto dai Consigli dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Agrigento, Marsala, Sciacca, Termini Imerese e Trapani, ricadenti nel Distretto di Corte d’Appello di Palermo.  "Premesso che  -si legge nella nota - a partire dal 18 maggio 2020, è stata consentita la ripresa delle attività commerciali, di ristorazione, di vendita al dettaglio ed è già stata programmata la riapertura delle attività dello spettacolo. Alla ripartenza delle attività di carattere economico e commerciale fa, però, da contraltare la situazione, gravemente insoddisfacente, della amministrazione della giustizia nel distretto, caratterizzata da provvedimenti eterogenei ma comunque accomunati da una sensibile restrizione dell’accesso alla domanda di giurisdizione”. Ed ancora: "Deve tristemente prendersi atto che i numeri della situazione epidemiologica sono stati ritenuti, da un lato, idonei alla ripartenza economica, ma dall’altro - inspiegabilmente – non tali da consentire una ripresa delle normali attività giudiziarie, e ciò a dispetto del valore primario della tutela dei diritti dei cittadini e della rilevanza costituzionale degli interessi in gioco". Per i firmatari “appare inspiegabile come mai da una parte si parli di ripartenza e dall’altra rimangano ferme le disposizioni ministeriali che, ancora oggi, limitano fortemente la presenza fisica dei Cancellieri nei Palazzi di Giustizia. Sarebbe stato auspicabile, se non doveroso, provvedere alla tempestiva adozione, a livello ministeriale, di misure tecniche e organizzative tali da consentire la ripresa delle attività giurisdizionali anche nella attuale situazione, ma ancora una volta si è assistito ad un inammissibile abbandono del sistema giudiziario, a spese dei cittadini e dell’intera classe forense” . 

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